Lavori in quota: chi può operare?

Quali figure professionali sono abilitate a lavorare sui tetti? Quali sono i rischi e le conseguenze legali del mancato rispetto delle normative vigenti?

Il D.L.G.S 9 aprile 2088 N 81 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro integra e allarga le precedenti diposizioni in materia e definisce con delle normative precise i requisiti dei lavoratori in quota.

Dal D.Lgs.81/2008 Articolo 107 Definizioni:

Agli effetti delle disposizioni di cui al presente capo si intende lavoro in quota: attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile.

Quindi una vasta platea di persone e professioni che vanno dai lattonieri, agli edili, ai coperturisti, ecc..

In pratica, chiunque operi su una scala o superficie di appoggio oltre i due metri da terra è considerato un lavoratore in quota.

A parte il metodo di lavoro: la sicurezza?

Tutti questi operatori sono tenuti dal sopracitato DLGS a una formazione specifica di vari livelli e un costante aggiornamento.

Quindi non chiunque può eseguire operazioni di manutenzione in questi ambienti di lavoro. Chi lo fa senza averne i requisiti và incontro a sanzioni amministrative e penali.

Le operazioni di lavaggio degli impianti fotovoltaici, a eccezione di quelli messi a terra sono quasi sempre su tetti industriali con copertura a falda il che li rende luoghi di lavoro potenzialmente pericolosi se gli operatori non sono adeguatamente attrezzati e formati.

Nella maggior parte dei casi dove si verificano incidenti spesso mortali la relazione tra la mancanza di formazione specifica e una corretta valutazione ei rischi ha fatto la differenza.

Qui potete scaricare una sentenza dove un lavoratore generico edile senza aver ricevuto nessuna formazione specifica sul lavoro in quota perde la vita.

Titolari e direttori dei lavori sono stati tutti riconosciuti responsabili e condannati.

E la sicurezza, dove la mettiamo?

E la sicurezza dove la mettiamo?

Il D.L.G.S 9 aprile 2008 N 81 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro integra e allarga le precedenti disposizioni in materia.

Assoggettati a queste normative vi sono anche i cosidetti “lavoratori in quota” ovvero tutte quelle figure professionali che operano oltre i due metri di altezza.

Si assiste purtroppo a numerosi incidenti dovuti spesso a negligenza o impreparazione degli operatori, incidenti che spesso si rivelano fatali.
Quanti sono i casi di Infortunio mortale sul lavoro in Italia?

Le vittime sul lavoro, le così dette morti bianche, in Italia sono 197 negli ultimi 12 mesi. Questo dato è aggiornato al 4 maggio 2011 e vede un aumento di più di 40 vittime dall’anno precedente. Lo scorso anno le vittime stimate, nella stessa data, erano 154, un aumento del 27,5%.

uomocarrelloQuesti dati non sono confortanti, parlano da soli: i morti sui posti lavoro sono tanti e aumentano rispetto l’anno precedente. In questa sede ci limitiamo a prendere in considerazione solo i casi più gravi, quelli che portano alla morte, quelli di cui si sente parlare nei telegiornali e dei quali si legge sulla carta stampata ma va sottolineato che gli infortuni sul lavoro sono anche altri e purtroppo il numero delle vittime in quel caso aumenterebbe.

I settori dove avvengono più morti sono quello dell’edilizia, con 56 vittime, seguito da quello dell’agricoltura, con 54. Anche il settore dell’industria e quello degli autotrasporti contano diverse vittime. Le regioni dove si contano più infortuni sul lavoro sono: la Lombardia con 28 vittime, l’Emilia Romagna con 20, e la Sicilia con 19. A seguire vi sono il Piemonte e la Campania.

Nonostante gli sforzi continui che si fanno, al fine di arginare il numero degli infortuni, la situazione resta grave. Sono troppe le morti che l’Italia ha sulla coscienza, troppe le morti avvenute. Mancanza di sicurezza, imperizia e distrazione sono tra le maggiori cause di questi decessi.

A fronte di questi dati diventa indispensabile avvalersi di Aziende in grado di fornire un elevato grado di sicurezza e preparazione nelle fasi di lavoro che attengono alle operazioni di lavaggio degli impianti fotovoltaici. Questi infatti sono prevalentemente siti su capannoni industriali, falde di tetti inclinati e/o in situazioni di rischio alto di caduta.

Situazioni come questa illustrata in foto denota comunque una carenza di preparazione tecnico-pratica.

E’ vero che l’opeuomo slegatoratore è legato alla navicella dalla quale è sbarcato ma le normative sulla sicurezza vietano di ancorarsi a supporti non certificati, la navicella non lo è. In caso di caduta nessuno garantisce la trattenuta dell’operatore.

Si osservano sempre più spesso operai che si aggirano sui tetti privi di qualsiasi dispositivo di sicurezza oppure se li indossano non li usano perchè non si ancorano alle Linee Vita.

Oppure l’operatore sul suo fantastico carrellino assicurato al nulla in caso di caduta con una corda così “lasca” finirebbe di sotto insieme al carrello.

Si assiste anche al fenomeno del “fai da te” che tanti incidenti provoca. Persone del tutto impreparate ai pericoli che questo ambiente di lavoro comporta si avventurano su tetti e falde noncuranti dei rischi e senza la minima protezione.

Il tutto per risparmiare due soldini.
Molte zone dei tetti sone delle vere trappole, pensiamo ad esempio alle coperture trasparenti in onduline o plexglass; quanti incidenti in questi casi!

Ma ne vale davvero la pena?

Oppure succede anche che Aziende con tanto di dipendenti vengano spediti a fare del lavoro “extra” sul tetto, con la scusa che tanto già vengono pagati per lavorare e di lavoro ce nè poco , facciamoli lavorare..ma a quale rischio!cadutatetto

Quindi, la prima preoccupazione di chiunque appalti un lavoro sui tetti dovrebbe essere quella di garantire la sicurezza dei lavoratori in primis.

Poi tutte le altre ragioni in ordine di responsabilità penale e amministrativa dovrebbero portare a valutare seriamente la questione della sicurezza

Scaricate qui   sotto il documento unico sulla sicurezza.

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